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giovedì 8 maggio 2014

Scrivere è falso.

Scrivere è un verbo falso. Scrivere descrive un gesto, una forma. Si può scrivere in diversi modi, soddisfacenti, redditizzi, frustranti. Poi c'è una diversa via.
E' quando la carta, lo schermo, lo stilo, le dita, non sono più oggetti materiali, ma appendici del pensiero. Non di un pensiero veloce, di un automatismo, come guardare a sinistra prima di attraversare, allacciarsi le stringhe, rispondere -pronto- al telefono. O scegliere la solita marca di spaghetti. O puntare la sveglia alle 7, di fisso, e ricominciare a lavorare allo stesso modo di ieri.
Scrivere è sciogliere la tela come Penelope, finché rimane soltanto l'ordito. Scrivere è depurare il flusso di pensieri, liberando quelli vivificanti. E' abbracciare nel ricordo odio e amore, intrufolarsi nelle lacerazioni del tempo e uscirne nuovo. E' viaggiare senza muoversi. E' scoprire fra le pieghe delle parole, nei loro significati sottesi, nelle mescolanze inattese di fonemi e sensi e concetti, che esiste una possibilità di rinascere. Dalla noia, dalle paure, dei buchi di senso.
E' troppo bello ragazzi, è troppo bello.

lunedì 5 maggio 2014

Doppiato Capo Horn


I libri si pubblicano per smettere di correggerli (Borges). Da MM a LAEUM. Scrivere dei momenti salienti, è la cosa più facile. Di quelli di mezzi, dei giorni sfumati, delle emozioni minime, è tutta un'altra questione. Un libro è come una tela, decorazioni difformi ma stessa trama e ordito. E affinché sia perfetta, ogni centimetro quadrato e ogni pagina devono essere aderenti. Quando superi gli scogli delle sirene, o la mortale noia della bonaccia, vedi l'orizzonte. Si naviga da cinque anni, e ormai Itaca è appena oltre la curva del cielo de del mare.
Originale da: fabioghezzi.com

sabato 22 febbraio 2014

Je ne veux pas travailler



Dopo una settimana di pioggie ed influenza trascorsa a leggere-correggere-sminuzzare-ricomporre-raffinare, splende un pallido e piacevole sole. Ho riletto d'un fiato da pagina 1 a 100, senza sapere dove mettere le mani. Tutto in ordine, perfetto, oliato come dico io. In questi momenti adoro scrivere ed essere scrittore. Non è un lavoro, è un piacere sublime. Je ne veux pas travailler. Fosse sempre così... 
Probabilmente sarei Simenon. Ma non si dice che dopo dieci anni di feste, solo le feste annoiano quanto il lavoro?