giovedì 8 maggio 2014

Scrivere è falso.

Scrivere è un verbo falso. Scrivere descrive un gesto, una forma. Si può scrivere in diversi modi, soddisfacenti, redditizzi, frustranti. Poi c'è una diversa via.
E' quando la carta, lo schermo, lo stilo, le dita, non sono più oggetti materiali, ma appendici del pensiero. Non di un pensiero veloce, di un automatismo, come guardare a sinistra prima di attraversare, allacciarsi le stringhe, rispondere -pronto- al telefono. O scegliere la solita marca di spaghetti. O puntare la sveglia alle 7, di fisso, e ricominciare a lavorare allo stesso modo di ieri.
Scrivere è sciogliere la tela come Penelope, finché rimane soltanto l'ordito. Scrivere è depurare il flusso di pensieri, liberando quelli vivificanti. E' abbracciare nel ricordo odio e amore, intrufolarsi nelle lacerazioni del tempo e uscirne nuovo. E' viaggiare senza muoversi. E' scoprire fra le pieghe delle parole, nei loro significati sottesi, nelle mescolanze inattese di fonemi e sensi e concetti, che esiste una possibilità di rinascere. Dalla noia, dalle paure, dei buchi di senso.
E' troppo bello ragazzi, è troppo bello.

lunedì 5 maggio 2014

Doppiato Capo Horn


I libri si pubblicano per smettere di correggerli (Borges). Da MM a LAEUM. Scrivere dei momenti salienti, è la cosa più facile. Di quelli di mezzi, dei giorni sfumati, delle emozioni minime, è tutta un'altra questione. Un libro è come una tela, decorazioni difformi ma stessa trama e ordito. E affinché sia perfetta, ogni centimetro quadrato e ogni pagina devono essere aderenti. Quando superi gli scogli delle sirene, o la mortale noia della bonaccia, vedi l'orizzonte. Si naviga da cinque anni, e ormai Itaca è appena oltre la curva del cielo de del mare.
Originale da: fabioghezzi.com

lunedì 14 aprile 2014

Da Pierén, dal 1873 trattoria in Concorezzo

Da Pierén o "Della Campagna": dal 1873. Fra le più antiche trattorie della Lombardia. (da Concorezzo Notizie, aprile 2014. Di Fabio Ghezzi)


C'era una volta l'osteria l'Uston, la Trani o di Santa Marta, antichi nomi che sopravvivono solo nella memoria dei più vecchi. Ma nella Cuncuréss di un tempo, prima ancora che queste osterie vedessero la luce, ce n'era una che rimane al suo posto ancora oggi: la trattoria ''della Campagna'', diffusamente conosciuta come da Pierèn o Pierino. Antonio e Mino, pronipoti del fondatore, la gestiscono da più di quarant'anni.

«L'osteria fu fondata da nostro bisnonno Gerolamo Brambilla, classe 1845. L'atto notarile della compravendita, certificato in comune, è del 1895. Mio nonno Pietro, a memoria, dava però per sicura la presenza di Gerolamo qui già dal 1887, ma l'attività precedente risale addirittura al '73. A Gerolamo, morto nel 1925, sono succeduti nonno Angelo, papà Pietro (Pierén) e, a partire dagli anni '60, noi due.»

«Per anni la trattoria è stata gestita da nonna Mariétt (moglie di Angelo), che dopo la scomparsa del nonno nel '38 ha portato avanti l'attività da sola. Fino a qualche anno fa gli anziani ci indicavano appunto con da Mariètt, prima amò l'era da Gerolam, infine è diventato da Pierén. Il nome ufficiale invece è rimasto sempre ''della Campagna'', perché qui finiva il centro storico e iniziavano i campi.»


Un'attività quindi ininterrotta da circa 130 anni?

«Sì, non abbiamo mai chiuso, neanche in periodo di guerra, nonostante in quel periodo nonno Angelo dovette fare qualche peripezia... Come tutti d'altronde! Si insaccava il maiale di nascosto, dai contadini, e li si chiudeva a stagionare in cantina. In caso d'ispezione, per evitare guai, bisogna regalare qualche salame... Oppure il riso, che si andava a comprare de sfroos dopo Paullo.»


Il lavoro come è cambiato?

«Prima l'era un lauràsc! Fino la seconda guerra eravamo principalmente un'osteria con mescita di vino. Si compravano le botti per cavare damigiane e bottiglie. La gente di campagna la vegniva a l'usteria per giugà aj cart e bev un quej bicé, si mangiava la domenica e durante le festività religiose. La trasformazione s'è avuta dopo la guerra, col boom economico, quando s'era aperti 7 giorni su 7 da mattina a sera. Si iniziava con la colazione prima del cantiere, poi il doppio turno a pranzo, coi manovali dell'edilizia dalle 12.10 fin l'una, e coi dipendenti degli uffici dopo. Le colazioni si sono ridotte con lo sviluppo urbanistico, le strade di passaggio si sono spostate sull'esterno. Ma il lavoro è crollato drasticamente solo negli ultimi 6-7 anni, a causa della crisi. I manovali adesso optano per pranzi economicissimi, tanti addirittura mangiano in cantiere.»


Anche la cucina è rimasta fedele alla conduzione?

«Certo, non abbiamo bisogno di menù, i nostri clienti ci conoscono da una vita! Siamo rimasti una trattoria decisamente classica, coi piatti della tradizione brianzola rivisti e corretti per i tempi correnti. Una cucina dal carattere invernale, fatta di pietanze corpose; di estivo, pusee de pulenta e lacc, el ghe no! Dalla cassoeula, alla trippa, al rognone, sono tutte portate che derivano da una cucina povera, di secondo taglio, alla portata delle tasche vuote d'una volta.»


Cosa proponete?

«Oltre i primi canonici, arrabbiata, casonsej, tagliatelle, tutte le sere abbiamo almeno 4-5 arrosti al forno, e chi chiama in anticipo chiede i piatti più elaborati, come cassoeula e brasato, bolliti e oss büss. Nella carne manteniamo tagli particolari: nel vitello il reale e la punta, nel manzo il guanciale e 'l capel da pret, nel maiale stinco e cosciotto, oltre l'agnello. Nel periodo invernale spesso il giovedì femm trippa e salame cotto, come da tradizione.»


Come sono mutati i gusti?

«Se i piatti sono gli stessi, si è raffinata la preparazione. La casöla ora tendo a farla più magra; musi, piedini, cotenna li cuocio a parte in modo che il grasso sia meno importante. Io credo che quando i piatti sono di derivazione popolare, è normale che ognuno le faccia a modo suo. A mi me fann rid quand che dìsen: sa fa inscì! La cassouela nasce come piatto poverissimo; chi aveva la fortuna di avere il maiale in cascina, lo ammazzava a novembre. E in quel periodo, a parte la scigula a stagionare nelle casse, da queste parti a gh'eren in gir dumé i verz! Così con le verze e tutti gli scarti che non si usavano per gli insaccati, orecchio, oss, müsett, pesciö, e qualche cotenna che non andava nei vaniglia... sa trava tusscòss insema, e pö sa meteva dénter un salamin!»


Si può dire che almeno una volta da questo ingresso siano passati tutti quanti i concorezzesi...

«Mi piace ricordare Don Enrico. Veniva spesso a chiacchierare con mamma e papà. Chiedeva sempre un ''bel caffè napoletano'', perché era tifoso del Napoli, l'unico al mondo! Lo era diventato perché amico del portiere Bugatti. Qui invece aveva trovato un amico in mio papà, con cui si intratteneva per ore a parlare dei vecchi tempi del paese. Ricordo bene la orazione funebre, quando s'è staccato dalla figura del cüraa, e ha fatto un discorso come se stesse parlando con un amico: ''Cià Pierèn, parlum dumé mi e tì del temp ch'em passaa insèma. Fa nient se ghe 'scultum i oltar. Te see' staa 'l primm, quand che sun rivaa a Cuncuréss, a fam sentij vün del paés.'' Don Enrico era una persona molto profonda: persino quando ormai faticava a camminare, passava nei momenti di pausa e bevevamo un caffè. Anche se non la pensavamo sempre uguale, dialogare con lui era sempre un piacere.»


Copyrights: Fabio Ghezzi, www.fabioghezzi.com
Pubblicato su: Concorezzo  Notizie, aprile 2014

Articolo originale: fabioghezzi.com
Screenshots:Flickr | Mirror

martedì 25 marzo 2014

Fabioghezzi.com | Update network dello scrittore Fabio Ghezzi


A seguito della ristrutturazione della rete di siti collegati alla attività dello scrittore Fabio Ghezzi, di seguito l'elenco degli indirizzi ufficiali (elenco in aggiornamento).
Fabio Ghezzi sito ufficiale | www.fabioghezzi.com
Fabio Ghezzi Blogspot | fabioghezzi.blogspot.it/
Fabio Ghezzi Wordpress | fabioghezzi.wordpress.com/
Fabio Ghezzi Facebook | www.facebook.com/fabio.ghezzi.77
Fabio Ghezzi Twitter | twitter.com/fabioghezzi1978
Fabio Ghezzi Altervista | fabioghezzi.altervista.org/
Fabio Ghezzi Youtube | www.youtube.com/user/ghezzifabio
Fabio Ghezzi Linkedin | www.linkedin.com/in/fabioghezzi

domenica 23 marzo 2014

Si può














Scrivere è difficile. Per me è difficile. Non è soltanto una passione. E capita che quando fiumi di ore scorrano fra le righe, la grazia dell'esordio si diluisca nella routine. Poi c'è il dono di un giorno, in cui prepotente si risveglia la consapevolezza della sua bellezza. Si può.

domenica 9 marzo 2014

Lothar.


Ho terminato il racconto dal titolo Lothar, breve novella sulla parabola calcistica di uno dei protagonisti del periodo aureo della Serie A, gli anni '90, dell'Inter dei Record di Giovanni Trapattoni ed Ernesto Pellegrini.

martedì 4 marzo 2014

"da Andrade a Zagorakis" su Catenaccio&Contropiede, RadioKaos 24 feb 2014



Il 24 febbraio a “Catenaccio & Contropiede” arriva Alessio Dimartino, coordinatore di “Da Andrade a Zagorakis. Bidoni e meteore della serie A”, antologia che racchiude il racconto “Una magia chiamata Trivella” dello scrittore Fabio Ghezzi sulla meteora del Triplete interista, Ricardo “Mustang” Quaresma.
 

L’opera, come si può facilmente intuire, raccoglie tutta una serie di curiosità e aneddoti su alcuni dei più grandi “fiaschi” della massima serie italiana e che sono rimasti nell’immaginario collettivo. Una rassegna che coinvolge Ricardo Quaresma, Paul Okon, Hugo Armando Maradona, l’evergreen Darko Pancev e tanti altri “fenomeni da baraccone”.

Un’ora dedicata alle meteore e ai bidoni del calcio italiano. “Catenaccio & Contropiede”, il programma radiofonico di Radio Kaos Italy che racconta storie, follie e curiosità del calcio minore, nella puntata del 24 febbraio si discosterà dal format tradizionale, spostando l’attenzione su tutti quei presunti fenomeni che hanno giocato nella massima serie ma che, in realtà, per quello che hanno dimostrato meritavano a malapena di essere relegati nella nostra periferia del calcio.


Per ricordare il maggior numero possibili di flop che hanno calcato i campi di casa nostra, i due conduttori del programma (Pasqualino Bruno e Ciccio Ratti) si avvarranno di un ospite d’eccezione: Alessio Dimartino, coordinatore del libro “Da Andrade a Zagorakis. Bidoni e meteore della serie A”.
Leggi l’articolo completo su: presentazione “da Andrade a Zagorakis” su RadioKaos, 24 fb 014.